CinemAnemico - rassegna di cinema poco visibile @InStabile

CinemAnemico - rassegna di cinema poco visibile @InStabile - cinemAnemico

PROIEZIONE ALL'APERTO

 InStabile - Culture in movimento

Via della Funga 27, 50136 Firenze, Toscana

 

 

Lunedì 3 Agosto
DJAM

Un film di Tony Gatlif. Con Daphne Patakia, Simon Abkarian, Maryne Cayon, Kimonas Kouris. Drammatico, durata 97 min. – Francia, Grecia, Turchia 2017, francese, greco, inglese sottotitolato in italiano

Da Instanbul alla Grecia, un “road movie” musicale che è un inno alla libertà.

Djam è l’incarnazione dello spirito del rebetiko. Libera, sicura di sé, vive come vuole e la sua gioia è semplice poiché ricomincia a
ogni canzone, a ogni incontro, che diventa sempre condivisione, ma l’analogia con il canto greco va oltre. Attraverso questo
personaggio che sprigiona purezza, che va in giro senza niente sotto la gonna, sui tetti brucianti dove cammina e dove dorme la
notte, a cielo aperto, Gatlif ha anche voluto – spiega, risentito per la regressione della condizione femminile dalla fine degli anni
Sessanta – restituire alla donna un’indipendenza che le stanno portando via. Se Djam non si pone il problema delle mutande, o di
essere sfacciata, è perché non deve farlo. Non solo lei sa chi è, ma come direbbe Prévert, lei è come è e fa quello che vuole e non
deve nascondersi, e fa molto bene perché è così che ci piace.
(tratto da cineuropa.org)

Lunedì 10 Agosto
ALTIPLANO

Un film di Peter Brosens, Jessica Woodworth. Con Magaly Solier, Jasmin Tabatabai, Olivier Gourmet, Norma Martínez, Behi Djanati Atai. Drammatico, durata 109 min. - Belgio, Germania, Paesi Bassi 2009, spagnolo, quechua, francese, inglese, persiano sottotitolato in italiano.

Una denuncia degli effetti devastanti del colonialismo economico in America Latina

Grace, una fotografa di guerra, rinuncia alla professione dopo un violento incidente in Iraq. Suo marito Max, origine belga, è un
chirurgo che lavora in una clinica oculistica sulle Ande, in Perù. Gli abitanti del vicino villaggio di Turubamba iniziano ad ammalarsi
per una perdita di mercurio da una miniera della zona. Saturnina, una giovane donna del villaggio, perde il suo fidanzato per via del
contagio. Ignorando la vera causa della malattia, gli abitanti del villaggio rovesciano la loro collera sui dottori stranieri e
organizzano una rivolta nella quale Max perderà la vita. Grace parte verso i luoghi dove Max è morto. Nel frattempo Saturnina
protesta contro le continue violazioni che il suo popolo e la sua terra sono costretti a subire. I destini di Grace e Saturnina si
intrecciano. Altipiano è il racconto lirico su un mondo fatto di diversità tuttavia attraversato da legami e connessioni.
…Villaggio di Turubamba, nell’Altiplano del Perù, una zona isolata delle Ande: una statua della Vergine si rompe durante una
processione. Iraq: una fotografa belga scatta, nonostante le minacce, una foto dell'esecuzione della sua guida locale. E' nel fracasso dei confini del mondo che comincia un film dalle grandi ambizioni: denunciare gli effetti devastanti del colonialismo
economico in America Latina e immergersi nella spiritualità delle forze della Natura e della religione attraverso le disavventure
tragiche di semplici abitanti del pianeta. Il tutto in uno stile narrativo che mischia realismo, simbolismo e un lirismo quasi sovrannaturale (che strizza l'occhio a La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky), accompagnato da un'impronta visiva molto forte (flashback in bianco e nero, immagini video, giri di camera, scenografie maestose e una fotografia splendida firmata da Francisco Gozon). Un'opera che si assume ogni rischio e che non cerca l'approvazione unanime degli spettatori, i quali potrebbero rimanere sconcertati da alcune scelte drammatiche…(tratto da cineuropa.org)

Lunedì 17 Agosto
LATCHO DROM

Un film di Tony Gatlif. Documentario, durata 103 min. - Francia 1993.
Immagini, musiche, danze, luoghi, persone ci accompagnano in un viaggio meraviglioso dall’India alla Spagna che non ha bisogno di traduzioni o sottotitoli.

Un popolo percorre una lunga strada mostrandoci la sua evoluzione musicale che si trasforma via via, fino ad approdare al
flamenco.
L’unica didascalia è all’inizio del film e recita più o meno così:

“Partiti al Nord-Ovest dell’India quasi mille anni fa per delle ragioni ancora sconosciute, i gitani hanno battuto le rotte d’Europa,
d’Egitto, dell’Africa del Nord… Nel corso di questo lungo periplo attraverso le frontiere dell’India, i termini di gitano, halab, tsigane, bohémien, gypsy… sono stati dati al popolo ROM.”
(tratto da: http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/2011/02/10/latcho-drom-buon-viaggio/?refresh_ce-cp )
“Tutti a eccezione di una minoranza, hanno contribuito a fare di questo popolo che non domandava nulla, che non ha invaso nessun
paese, che non ha partecipato a nessuna guerra, le bestie nere di una società sedentaria. La vera storia degli zingari è ignorata da
coloro che hanno conservato del loro martirio l’immagine meschina e ridicola di ladri di polli” (Tony Gatlif)

Lunedì 24 Agosto
HONEYLAND

Un film di Tamara Kotevska, Ljubomir Stefanov. Con Hatidze Muratova, Nazife Muratova, Hussein Sam, Ljutvie Sam.
Documentario – durata 89 minuti. Macedonia, 2019, turco, macedone, serbo-croato, bosniaco sottotitolato in italiano.

Una riflessione su una questione fondamentale per la sopravvivenza del pianeta.

"Metà per voi, metà per me", così Hatidze rassicura le sue api prima di portarsi via il frutto del loro lavoro in un compromesso di
cooperazione, equilibrio naturale ed economia della sopravvivenza.
Honeyland, il documentario candidato agli Oscar dei registi Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, vive in un rapporto simile con il suo soggetto, fatto di osservazione neutrale ma anche del condensato astuto e appassionato di una parabola umana, cogliendo il momento giusto per rapirla sulla base di centinaia di ore di girato.
Inizialmente pensato come un'opera di interesse ambientale su un villaggio macedone, che ha richiesto tre anni di presenza e
lavorazione, il film trova però la sua forza allegorica nel fortunoso sviluppo che mette Hatidze di fronte allo specchio morale dei nuovi vicini, ";minaccia" ambientale, portatori di caos (le scene in cui i bambini interagiscono con gli animali e con l'ambiente in modo disordinato e gioioso sono tra le più riuscite) ma in fondo anche loro gente che cerca di darsi da fare come meglio può. Questione di equilibrio dunque, come del resto tutto in Honeyland: una storia che parla di sostenibilità ambientale ma che mostra come, a tutti i livelli e soprattutto a quello umano, ogni azione sia anche un disturbo. Anche la semplice prossimità, di una donna a un nido d'api, di una famiglia a un'altra, di una madre a una figlia, altera uno stato naturale. Il lavoro di Kotevska e Stefanov, con i suoi ritmi lenti e la precisione delle inquadrature, stimola lo spettatore a riflettere sul proprio ruolo di osservatore attraverso la macchina da presa, e a chiedersi se e come stia sfruttando esso stesso il mondo rappresentato nel film. A disinnescare i dubbi concettuali c'è però la verve terrena e autentica di un documentario che non pontifica e non astrae, e rimane invece innamorato del suolo e delle persone, fotografati entrambi con toni caldi e solari. Non per caso la protagonista veste una maglia gialla che diventa subito memorabile, tramite umano tra il sole e il miele, tra cielo e terra. (tratto da:
mymovies.it)

Lunedì 31 Agosto
TAMBIÉN LA LLUVIA

Un film di Icíar Bollaín. Con Gael García Bernal, Luis Tosar, Karra Elejalde. Drammatico, durata 103 min. – Spagna, Messico,

Francia 2010, spagnolo, quechua, inglese sottotitolato in italiano

Un film appassionante che denuncia la guerra dell'acqua in Bolivia nel 2000 raccontando allo stesso tempo la

lavorazione di un film su Cristoforo Colombo e la conquista dell'America

Una produzione cinematografica in mezzo alla selva tropicale: si narra l'arrivo di Colombo in America e la sua sete d'oro, così come il suo conflitto con i religiosi che proteggono gli indigeni. Questi ultimi sono impersonati da attori locali, che a loro volta rivivranno, lontano dalle luci e dal trucco, una nuova invasione: quella dei politici e delle multinazionali che intendono privatizzare un bene basilare e indispensabile: l'acqua. Così, la realtà contagia la finzione e altera il ritmo delle riprese, mentre i parallelismi tra passato (coloniale) e presente (colonizzato) si fanno evidenti. Tutto si mischia, si confonde, si modifica in funzione di alcuni fatti che non figuravano nella sceneggiatura e che il dipartimento di produzione non può pianificare, e nemmeno immaginare. Mentre parte della troupe gira il making of, assistiamo a tre pellicole in una volta: quella della conquista dell'America che stanno ricostruendo, quella delle rivolte sociali che percorrono il paese dove la squadra tecnico-artistica è al lavoro, e il documentario che racconta le complicazioni, gli sforzi e le difficoltà di un progetto artistico fatalmente impregnato di realtà.
(tratto da cineuropa.org)