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PRESENTAZIONE “Tutto svanisce nel tempo. Resta solo un’ immagine. Resta solo l’esperienza umana. Quello che siamo. Il nostro lascito.” CRIUCC' Il racconto dei treni della felicità Criucc'(i) è lo spettacolo di un viaggio e di un incontro. E' il racconto comico e poetico che narra la vicenda dei treni della felicità , una complessa organizzazione, promossa dalle donne dell'UDI, che dal 1946 al 1952 vide coinvolti più di 70.000 fanciulli tra i 3 e i 12 anni. Salvati dalla fame e dai lunghi inverni furono ospitati da famiglie che aprirono loro le porte. Bambini che trovarono una speranza, una possibilità grazie all'esperienza di solidarietà che si diffuse nell’Italia del secondo dopoguerra. Ed ecco due teatranti alle prese con una storia commovente, fatta di lotte per la sopravvivenza e di personaggi drammatici ma, ancora, segnata da forti tratti comici ed a volte grotteschi con cui la realtà può contraddistinguersi. In linea con una poetica informale, l'inizio della narrazione si manifesta con il richiamo all'arte di strada, ai comici e cantastorie. Così viene abbattuta la quarta parete per richiamare l'attenzione dello spettatore sulla storia ma anche sul "qui ed ora" della rappresentazione, sul gioco del teatro in cui lo lo sguardo di chi osserva può reagire e non solamente restare a guardare. Un tempo in cui lo spettatore può e deve interfacciarsi con le proprie emozioni, sentirle e viverle. Criucc' non vuole solo raccontare una pagina della nostra memoria, ma riaprire uno spiraglio del bambino interno che può divertirsi, piangere, stupirsi e riflettere sul nostro passato. Immagini che prendono vita dalle cornici dorate dentro le quali spesso si rinchiudono le storie dimenticate. Le scene sono caratterizzate da controcanti ironici e drammatici. Passato e presente interagiscono in un continuo dialogo con Peppino, archetipo delle diverse esperienze vissute dai bambini, “figlio della rivolta contadina” di San Severo, salito sull'ultimo treno della felicità. Sarà lui il filo rosso di questa meravigliosa esperienza collettiva che vide il superamento di pregiudizi e discriminazioni in una Italia solidale e resiliente. Criucc' significa creatura; Criucc' in dialetto di San Severo significa Bambino; Criucc' è il loro racconto, la loro storia. La nostra. l testo è inedito e le musiche composte appositamente per lo spettacolo

Quattro passi con georges

Quattro passi con georges - cinemAnemico

Venerdì 6 aprile 21.30

Monsieur Hire 

Un film di Patrice Leconte. Con Sandrine Bonnaire, Michel Blanc, André Wilms, Luc Thuillier. Giallo, durata 80 min. - Francia 1989.

Sottotitolato in italiano

 

Parigi. Il sarto Hire (Michel Blanc), il cui hobby principale è spiare la vicina di casa Alice (Sandrine Bonnaire), viene sospettato dell'omicidio di una giovane donna, soprattutto a causa del suo comportamento anomalo e inquietante in società. Amare sorprese in agguato.

 

Tratto dal romanzo Il fidanzamento del signor Hire di Georges Simenon, un dramma a sfondo giallo che è anche il remake di Panico (1946) di Julien Duvivier. È un circolo di weirdos quello che abita il film di Patrice Leconte: insieme al protagonista (Michel Blanc è perfetto nel dare forma lugubre e conturbante al Monsieur Hire, spaventoso anche quando gioca semplicemente a bowling senza mancare uno strike), con la sua passione per le cavie da laboratorio e l'avversione verso i bambini del vicinato, c'è anche l'ispettore di polizia (André Wilms) e la sua strana fissazione, nonché Alice (Sandrine Bonnaire), oggetto del desiderio dello sguardo lontano e morboso di Hire. Più che sul preconcetto e sull'emarginazione, il tratteggio di Leconte si concentra hitchcockianamente sul guardare e sull'essere guardati. Al di là della svolta narrativa del giallo, la regia gioca sulla distanza dell'immagine spiata e sull'impossibilità di catturarla per sempre: l'eccitazione non può essere soddisfatta nella realtà come nell'immaginazione (o nel cinema), poiché esse non coincidono mai. Asciutto, rigoroso, appena minato da un ritmo non certo esuberante: in assoluto, una delle opere più riuscite di Leconte. Musiche di Michael Nyman, che donano enfasi all'azione accennata e trattenuta; fotografia di Denis Lenoir.

 

Venerdì 13 aprile 21.30

A Londoni Ferfi

Regia di Béla Tarr. Un film con Miroslav Krobot, Tilda Swinton, Ági Szirtes, János Derzsi, Erika Bok, Gyula Pauer.  Francia, Germania, Ungheria, 2007, durata 139 minuti. Sottotitolato in italiano

 

Il film è tratto da un romanzo di Georges Simenon. Il figlio dello scrittore ha detto in proposito: "Le vite di alcuni personaggi creati da mio padre non sono facili da trasporre in un film o in televisione. Questo vale anche per L'Homme de Londres perché la macchina da presa aspira a seguire la suspense che ha luogo nella mente del protagonista e l'impresa sembra impossibile. Bela Tarr ne ha fatto un esercizio di stile che mi ha toccato nel profondo". In effetti tutti i film del regista ungherese sono esercizi di stile. Primo fra tutti Satantango, suo capolavoro della durata fiume di 7 ore e mezzo. Ma lì, come in altre sue opere, era presente una ricerca cinematografica destinata a un ristretto pubblico di cinefili ma ricca di creatività e di senso. In questo The Man from London c'è invece la sterile applicazione di uno stile a un testo altrui. Si ammirano pertanto i lentissimi movimenti di macchina da un punto di vista estetico,

 

Tre aggettivi. Inquietante, lento, rigoroso. Un film speciale, dove il bianco e nero aumenta la suspence della trama che viene svelata lenta, lentissima, accompagnata da una musica triste ma melodiosa, struttura portante del film stesso. Un addetto agli scambi di una piccolissima stazione ferroviaria di smistamento vede due uomini litigare. Un valigia misteriosa finisce in mare e ciò inquieta le giornate che seguiranno. Il dubbio: cosa c'è nella valigia? Bisogna recuperarla? La Polizia verrà a sapere e arriveranno guai? Il protagonista regge tutto il peso del film, il suo viso parla per lui, potrebbe anche non esprimersi, se non fosse che il commissario dubita qualcosa e vuole delle risposte... Da vedere senza interruzioni, nonostante la lentezza delle sequenze metta a dura prova lo spettatore. Una pellicola che mostra nel rigore delle inquadrature un regista maniaco della perfezione. Una delle sequenze più affascinanti è all'inizio, con la telecamera che inquadra dal punto di vista del protagonista i movimenti delle persone che scendono dalla nave per salire sul vagone ferroviario.  

 

Venerdì 20 aprile 21.30

La Chambre Bleue

Regia di Mathieu Amalric. Un film con Mathieu Amalric, Léa Drucker, Stéphanie Cléau, Mona Jaffart, Laurent Poitrenaux. Francia, 2014, durata 75 minuti. Sottotitolato in italiano

 

Julien e Esther s'incontrano in una camera d'hotel tappezzata di azzurro, per amarsi appassionatamente e scambiare qualche parola dopo l'amplesso. Un dialogo senza impegno, o almeno così crede Julien. Di fronte alle domande del commissario di polizia, però, non ne è più sicuro. Arrestato per l'omicidio del marito di Delphine, che forse non ha mai commesso, Julien scopre che ricordare può essere un'azione complessa, che le immagini affiorano prepotenti, si accavallano, si ripetono e possono farsi rapidamente materia di ossessione.

Amalric è un uomo di cinema, in senso ampio, e ha visto bene quanto cinema si nascondeva tra le pagine di questo Simenon, nella sostanza stessa del racconto. Coraggiosamente, ha cercato tutt'altro soggetto e tutt'altro stile rispetto alla precedente e riuscita esperienza di regia, Tournée, e ha fatto bene. Ma Amalric è anche un ottimo attore, uno dei migliori della sua generazione, e si è giustamente regalato un ruolo dei più intriganti e sofisticati, quelli in cui la direzione di un solo sguardo, un gesto delle mani, un moto di insofferenza, raccontano e confondono, creano da soli il mistero. Julien infatti è confuso, prima dalla donna, dal suo magnetismo, poi dalle conseguenze di quei pochi incontri, disorientanti, abnormi, definitive. Amalric recita un personaggio che recita a sua volta, indossa la nudità dell'amante, i calzoncini da spiaggia del bravo marito, l'apprensione del padre di famiglia, la paura, l'orrore muto. Al suo fianco, Lea Drucker, è una scelta poco scontata, quasi sorprendente, di sicuro apprezzabile.

Pialat, Téchiné, Chabrol, persino i Dardenne: tanti hanno immaginato la Camera Azzurra senza poi passare all'azione. La trasposizione di Amalric porta in sé qualcosa del L'inferno di Chabrol, oltre che evidentemente del La signora della porta accanto (tanto Clouzot che Truffaut erano, d'altronde, grandi estimatori di Simenon), ma predilige un registro più freddo, contenuto, geometrico.

 

 

Venerdì 27 aprile 21.30

BETTY

Regia di Claude Chabrol. Un film con Marie Trintignant, Stéphane Audran, Pierre Vernier, Jean-François Garreaud, Yves Lambrecht. Francia, 1992, durata 104 minuti. Sottotitolato in italiano

 

Una notte Betty Marie (Marie Trintignant), disperata e ubriaca, giunge al bar “Le Trou” (La Buca): caduta in uno stato di incoscienza, verrà accolta e accudita dall'amante del proprietario del locale, Laure (Stéphane Audran), alla quale racconterà il suo passato di tormenti.

Dopo I fantasmi del cappellaio (1982), Claude Chabrol torna ad adattare un racconto di George Simenon, Betty. Da sempre votato ai soggetti femminili controcorrente e disinibiti, il regista francese traspone con sguardo esperto e intrigante la materia letteraria attraverso il flashback, rendendolo un motore che porta indietro la narrazione per poi riportarla al presente e predirne il futuro, come un destino amaro già scritto non tanto nella dubbia moralità della protagonista, quanto nell'essere donna, nella femminilità prima negata e poi dannata. Betty – una Trintignant col volto segnato dal trucco, dal fumo e dall'alcool, ma ancora ammaliante – si confida narrando: parole e visioni si confondono, mentre l'ascoltatrice/spettatrice Laure diviene vittima inconsapevole della ribellione sociale e sessuale di Betty. Proprio come in Le cerbiatte (1968) e nei successivi titoli con Isabelle Huppert, l'affermazione dell'identità femminile viene meno, ma fa in tempo a scardinare e rompere l'ordine borghese in cui è inserita, mascherandosi con atteggiamenti maschili (il tradimento, i vizi) e arrivando all'auto-esclusione dalla società. Purtroppo, nonostante un materiale di partenza di gran valore, la costruzione narrativa risulta piuttosto ostica e spesso macchinosa; ma, anche grazie alla giusta dose di prurigine, resta un film assolutamente chabroliano, che piacerà più ai fan del regista che agli altri spettatori

This is Britain

Venerdì 2 febbraio 21.30

Control

Un film di Anton Corbijn. Con Sam Riley, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara, Joe Anderson, James Anthony Pearson. Biografico, b/n durata 122 min. - USA 2007.

Sottotitolato in italiano

 

Corbijn riparte dal suo lontano debutto fotografico, narrando la vita di Ian Curtis in un bianco e nero sgranato, dai contrasti lirici ed evocativi. Una lucida monocromia che non è solo consona allo stile del regista, ma tipica di quell’epoca di sperimentazioni musicali, essendo in bianco e nero praticamente quasi tutte le immagini legate alla band.

 

Venerdì 9 febbraio 21.30

England Is Mine

Regia di Mark Gill. Un film con Jessica Brown Findlay, Jodie Comer, Jack Lowden, Peter McDonald, Laurie Kynaston. Genere Biografico - Gran Bretagna, 2017, durata 94 minuti.

Sottotitolato in italiano

England is mine è l’esordio nel lungometraggio del regista e produttore inglese Mark Gill, candidato all’Oscar per il suo cortometraggio The Voorman Problem (2011), un bio pic non autorizzato – che si ispira al libro di Morrissey Autobiography (2013) – che gioca sull’atmosfera e la ricostruzione del colore di quel tempo. Interpretato da Jack Lowden, tra i protagonisti di Dunkirk di Christopher Nolan, Steven finisce per impersonare la storia dei talenti in cerca d’espressione, in un coming of age legato alla vocazione artistica. In pochi, ovviamente, riescono così bene nella realtà, ma il film di Gill sembra toccare anche i tanti, rimasti fuori campo, che ci hanno provato. Perché, in fondo, conta il caso, e solo a una persona è capitato di aprire la porta e sedersi a suonare con Johnny Marr.

 

Venerdì 16 febbraio 21.30

Sing Street

Un film di John Carney. Con Lucy Boynton, Maria Doyle Kennedy, Aidan Gillen, Jack Reynor, Kelly Thornton. «continua Ferdia Walsh-Peelo, Lydia McGuinness, Kyle Bradley Donaldson, Mark McKenna, Ian Kenny, Ben Carolan, Percy Chamburuka     durata 106 min. - Irlanda 2016.

Sottotitolato in italiano

Mentre il Brit pop esplodeva nel mondo e Londra era the place to be, gli adolescenti e i giovani irlandesi si sentivano inevitabilmente periferici. L'unico sogno era salpare verso la costa inglese e farsi inghiottire dalle bancarelle e dai pub affollati di Camden Town. In quell'atmosfera decadente ma sognatrice, il dublinese John Carney aveva pressappoco la stessa età di Conor. Facile credere che quella chitarra acustica che il ragazzo armeggia ancora insicuro come strumento per non sentire i genitori litigare fosse simile alla sua, così come sua fosse la passione consapevole per il rock esibita da Brendan, il fratellone "filosofo".

 

Venerdì 23 febbraio 21.30

Spike Island

Un film di Mat Whitecross. Con Emilia Clarke, Antonia Thomas, Matthew McNulty, Lesley Manville, Philip Jackson. «continua Michael Socha, Don Gayle, Andrew Knott, Elliott Tittensor, Nick Blood,durata 105 min. Gran Bretagna 2013 Sottotitolato in italiano

 

L'estate del 1990 sta per avvicinarsi, le scuole stanno per chiudere e cinque sedicenni di Manchester, venuti a conoscenza della notizia del concerto dei Stone Roses a Spike Island, sono pronti a tutto pur di vedere i loro miti esibirsi sul palco. Durante il viaggio verso Spike Island e nel corso delle 72 ore che trascorreranno insieme, i cinque ragazzi vedranno la loro amicizia e il loro futuro messi a dura prova.

 

 

Venerdì 2 marzo 21.30

Hector

Un film di Jake Gavin. Con Peter Mullan, Keith Allen, Natalie Gavin, Sharon Rooney, Sarah Solemani.

durata 87 min. - Gran Bretagna 2015

 Sottotitolato in italiano

Hector McAdam si sta imbarcando nel suo viaggio annuale dalla Scozia verso un rifugio per senzatetto londinese, dove lo aspettano l'allegria natalizia e una cena a base di tacchino. Ma, sapendo che potrebbe essere l'ultima volta, decide di riannodare i fili del passato e ritrovare quanti ha abbandonato. Non è facile vivere senza una casa, ma Hector è forte e sa accettare le persone, e la vita, per ciò che sono. Sperimenta l'amicizia e la gentilezza, la delusione e la crudeltà, il disagio e la gioia. La sua odissea attraverso il paese è costellata di incontri casuali, compagni vecchi e nuovi che hanno bisogno del suo sostegno tanto quanto lui ha bisogno del loro

 

Venerdì 9 marzo 21.30

Pride

Un film di Matthew Warchus. Con Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Paddy Considine, George MacKay. durata 120 min. - Gran Bretagna 2014.

Sottotitolato in italiano

 

Londra, 1984. Joe partecipa tra mille timidezze e ritrosie al Gay Pride e si unisce alla frangia più politicizzata del corteo, già proiettata sulla successiva battaglia in difesa dei minatori in sciopero contro i tagli della Thatcher. Guidati dal giovane Mark, i LGSM (Lesbians and Gays Support The Miners) cominciano il loro difficile percorso di protesta, che li conduce in Galles, nella remota comunità di Dulais. Superata l'iniziale ritrosia, tra attivisti gay e minatori nascerà una sincera amicizia e un'incrollabile solidarietà umana.

 

 

 

 

Venerdì 16 marzo 21.30

Northern Soul

Un film di Elaine Constantine. Con Steve Coogan, Elliot James Langridge, Josh Whitehouse, Lisa Stansfield, James Lance., durata 102 min. - Gran Bretagna 2014.

 Sottotitolato in italiano

Il film è ambientato in un night club degli anni Settanta, in cui nacque la musica underground che investì come una tempesta la scena musicale dell'Inghilterra del North-West. Matt e John, adolescenti della classe operaia innamorati della Black Music americana,inseguono il sogno di viaggiare negli Stati Uniti e diventare DJ della musica che più amano, il Norhern Soul. Tra musica e droghe, la loro amicizia sarà messa a dura prova.

 

Venerdì 23 marzo 21.30

SOULBOY

Un film di di Marcus Shimmy Con Alfie Allen, Brian McCardie, Craig Parkinson, Felicity Jones, Huey Morgan , Jo Hartley.  Gran Bretagna Anno: 2010 Sottotitolato in italiano

 

Stoke-on-Trent, 1974. In un’Inghilterra sconvolta da una grave crisi politica e da violenti scontri sociali, Joe è intrappolato in una vita monotona, finché non conosce Jane che gli apre le porte del Wigan Casino, patria del northern soul. Per Joe il mondo sembra finalmente rivelarsi al ritmo di una musica che è già simbolo di una cultura; grazie a Mandy, che lo istruisce nel ballo e lo introduce al nuovo stile di vita, diventa presto un vero soul boy. Sempre più affascinato e immerso nell’universo del Wigan Casino, Joe si troverà a dover affrontare l’ambiguo rapporto creatosi con Jane e Mandy.

 

«Per me la grande musica, come il grande cinema, dev’essere un percorso di scoperta. SoulBoy è una sorta di viaggio per Joe McCain. Rappresenta il suo momento, come quando, durante l’adolescenza, tutti noi scopriamo una scena, una sonorità, un posto al quale finalmente sentiamo di appartenere. Questa musica diventa la colonna sonora degli anni migliori della nostra vita e, se si tratta del northern soul, direi che non poteva andare meglio di così».

Venerdì 30 marzo 21.30

Tyrannosaur

 Un film di Paddy Considine. Con Peter Mullan, Olivia Colman, Eddie Marsan, Paul Popplewell, Ned Dennehy. durata 91 min. - Gran Bretagna 2011. Sottotitolato in italiano

 

Joseph è un uomo solo divorato da una rabbia che lo spinge ad agire anche contro chi ama. Un giorno, reduce da un ennesimo scontro, cerca asilo nel negozio di Hannah, una devota cristiana che non può fare altro che dirgli che pregherà per lui. Joseph è disperatamente ateo ma le parole di Hannah lo toccano e lo spingono a tornare a cercarla. Pur non riuscendo a trattenersi dall'offenderla capisce che anche lei nasconde un dolore profondo.

Paddy Considine, attore britannico che ha lavorato con registi del calibro di Jim Sheridan e Ron Howard affronta la sua prima regia di un lungometraggio riuscendo con grande sensibilità ad inserirsi in quel filone di cinema inglese che affronta la brutalità della vita con forti accenti di verità. ………………Porta sullo schermo tre solitudini originate da cause differenti ma unite da una sorta di ineluttabilità che va al di là del contesto sociale. Joseph, Hannah e suo marito James provengono da classi socioculturali profondamente diverse ma tutti e tre si ritrovano a combattere contro il demone della violenza. Considine costruisce attorno ai suoi protagonisti (le interpretazioni di Mullan, Colman e Marsan sono eccellenti e per gli ultimi due lontane dai ruoli in cui il pubblico li ha visti agire finora) un film in cui la tensione è continua. Le poche pause di apparente quiete preludono sempre a un'esplosione di rabbia. Sia essa quella esibita del patrigno del ragazzino che abita di fronte a Joseph oppure quelle a malapena represse di chi sopravvive a se stesso, in Tyrannosaur (titolo che riceve una spiegazione nell'ultima parte del film) la serenità del vivere è negata. Lo è nella barba malfatta e nello sguardo annebbiato dall'alcol di Joseph così come nella sublimazione nella fede da parte di Hannah o nella brutalità di James. Questo però non significa che Considine neghi una possibilità di riscatto. Ha solo realisticamente la consapevolezza di quanto sia complesso e difficile combattere una guerra quando il nemico si presenta ogni giorno guardandosi allo specchio e ne trae le amare conseguenze.