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DOPPIAGGIO

LINGUA ORIGINALE - SOTTOTITOLI - DOPPIAGGIO

LINGUA ORIGINALE - SOTTOTITOLI - DOPPIAGGIO - cinemAnemico
LINGUA ORIGINALE - SOTTOTITOLI - DOPPIAGGIO Ormai, sembrerebbe una questione bizantina. L'Italia continua a chiu­dersi alle versioni originali sottotitolate dei films. Per giustificare que­sta "scelta" si adduce che con l'attenzione dedicata alla lettura dei sot­totitoli si perde buona parte del film, che è "faticoso", che non ha senso ascoltare una lingua che non si conosce e non si capisce e, inoltre, che i doppiatori italiani sono i migliori del mondo. Come ultima ragione, si aggiunge che, se i films non venissero doppiati, rimarrebbero sul lastrico migliaia di persone operanti nel settore. Non manca chi sbotta dicendo: "Nessuno mi obbligherà mai a vedere un film sottotitolato". Il Partito dei Pro-doppiaggio costituisce, in Italia, la maggioranza assoluta ma, come in tante altre situazioni - in questo mo­mento storico della nostra società - non vuoi dire che abbia tutte le ragioni, poichè essere la maggioranza non vuoi dire essere nel giusto. E' solo una maniera di affrontare una scelta condivisa, da molti, moltissimi, ma non da tutti. E allora, quelli che non condividono, quelli che non fanno parte di questa maggioranza, dal momento che esistono e sono parte della società, vogliono poter anche loro avere la possibilità di scegliere, avere delle pari opportunità. In questo caso specifico vogliono poter disporre anche della versione originale sottotitolata di ogni film in circolazione, esattamente come succede in quasi tutto il mondo. Per chi a proprio tornaconto si riempie la bocca con la parola democrazia, questa è democrazia. Anche in queste piccole cose, o che sembrino tali. Ostruire la possibilità di scelta di chi non la pensa come noi è in partenza un comportamento socialmente pericoloso. Perché, non senza allarmi, può ripetersi in altre situazioni. Noi , abbiamo privilegiato (quando possibile), le versioni originali sottotitolate perché crediamo che ogni film doppiato, anche se in modo eccellente, perda parte della sua integrità culturale, essendo il linguaggio un qualcosa d'inscindibile dalla propria espressione etnica. Il linguaggio ha una sua musicalità che accompagna il gesto e la mimica dell'interprete e forma parte importantissima del ritmo del film, cosa non indifferente nella fruizione. In tutte quelle società dove non si esegue il doppiaggio non esiste la difficoltà a seguire un film sottotitolato perché lo spettatore, già dall'infanzia, ha acquisito un meccanismo che gli permette vedere senza quella fatica di cui parlano gli italiani. Il cinema  è uno strumento culturale che va usato come tale, soprattutto per difendersi dai gruppi di potere che ci vorrebbero sempre più omologati, mansueti, chiusi negli schemi e soprattutto: ignoranti e diffidenti nei confronti di ogni diversità. Abituarsi alla musicalità delle altre lingue è anche una maniera dì avvicinarsi all'altro, a colui che parla diversamente da noi e, conoscendolo, scoprire che possiamo arricchirci mediante un'apertura mentale. Nessuna scelta è gratuita nell'ambito sociale. Tutto costa. E quello che sembrerebbe non costare finisce prima o poi per avere un prezzo troppo alto per tutti. IL DOPPIAGGIO è servito nell'Italia del Ventennio e nella Spagna franchista per usi non sempre giustificati dall'alto tasso di analfabetismo delle masse popolari. Il doppiaggio serviva (e serve ancora oggi), a censurare i films. Tutti i films. A volte non è nemmeno necessario cambiare il dialogo (o tagliare una scena), basta modificare l'intonazione. Poi, nonostante l'autoconvincimento di essere i migliori doppiatori del mondo (asserzione questa detta e ridetta), ci sono sempre dei films pessimamente doppiati e guarda caso, sono proprio quelli che esulano dall'area delle grandi Mayors USA. Doppiare male un film è distruggerlo. E molti spettatori non si rendono nemmeno conto che cosa è che non va in un determinato film. E molti di questi films corrispondono alle cinematografie più emarginate in Italia: Russia, Iran, Africa, Cina ... come mai? Come mai il pubblico italiano rifiuta queste cinematografie? Perché si comporta così? Chi si beneficia maggiormente in queste scelte di massa? Quante contraddizioni in questa nostra società. Migliaia di ragazzi rifiutano il sottotitolaggio per poi invece affollare gli stadi ad ascoltare un repertorio rock del quale, quasi mai, capisce quello che ascolta. Il Rock sì, il cinema culturale no, perchè? Attualmente, circolano sempre con più insistenza dei films con un ostentato titolo in inglese senza traduzione e sono sempre films USA doppiati in italiano, Da una parte, veniamo preclusi alle v.o. (versioni originali) dall'altra siamo bombardati dall'american-english in ogni ambito. Basti come esempio eclatante quello dell'informatica. Come mai? Sembrerebbe tanto una voluta colonizzazione linguistica ... ma solo in certi ambiti. C'è qualcosa che non quadra in tutta questa contraddizione e non vogliamo qui avventurare possibili risposte perché tutte quelle che ci vengono in mente sono, a dir poco, inquietanti, E per finire, per adesso: ai nostri amici Pro-doppiaggio proponiamo un'esperienza che potrebbe essere interessante, assistere ad una proiezione di "La Terra Trema" di Visconti, doppiata in giapponese. Niente di straordinario, dopotutto gli italiani, hanno doppiato allegramente "I Sette Samurai" di Kurosawa.