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ECCENTRICHE VISIONI (il cinema inquieto)

ECCENTRICHE VISIONI (il cinema inquieto) - cinemAnemico

ECCENTRICHE VISIONI (il cinema inquieto)

Venerdì 13 MARZO 21.30

AALTRA

un film di Benoît Delépine e Gustave Kervern, con  Benoît Delépine, Gustave Kervern, Jan Bucquoy, Pierre Carles, Jason Flemyng, Aki Kaurismäki, Benoît Poelvoorde, Bouli Lanners, Vincent Tavier, fiction, durata 90 min. – Belgio, 2004

 

Francese sub.Ita

 

Ben e Gus sono vicini di casa nella campagna belga e, come tutti i buoni vicini, non vanno per niente d’accordo. Ben è contadino, mentre Gus è dirigente, ma, al di là delle differenze sociali, nessuno dei due sembra soddisfatto della propria vita. Un giorno i due uomini vengono alle mani e terminano gravemente feriti da una ruspa. All’ospedale, ovviamente, sono vicini di letto ed insieme apprendono la triste notizia: dovranno vivere per sempre su una sedia a rotelle. Rifiutando l’idea del suicidio, inizieranno un viaggio surreale e delirante che li condurrà fino in Finlandia, alla ricerca del maledetto fabbricante dell’altrettanto maledetto trattore...

(Fonte: www.cineuropa.org)

 

Aaltra è un film della coppia Delepine/Kervern uscito quattro anni prima dell’acclamato Louise-Michel. I due in quest’opera sono anche attori e ci regalano un divertente road-movie che gioca sulla cattiveria e il cinismo degli sfortunati protagonisti.

A questi registi va senz’altro riconosciuto il merito di saper confezionare ottime commedie, simpatiche e allo stesso tempo attuali, capaci cioè di documentare il malessere sociale e la voglia di rivincita dei tanti derelitti di oggi, disoccupati e/o disabili che siano.

Azzeccata e piacevole l’atmosfera del film, fatta di rare battute, un bianco e nero ben contrastato e inquadrature dal taglio minimalista. Quasi pleonastico sottolineare il tributo ad Aki Kaurismaki, visto che lo stesso regista finlandese compare nel finale, addirittura dicendo “Pare che voi conosciate bene il mio materiale.” Sottinteso: “Ci siete rimasti sotto anche voi!”

(Fonte: www.asianworld.it)

 

Benoît Delépine e Gustave Kervern • Registi

di Fabien Lemercier

 

25/11/2008 - Incontro con una coppia di registi iconoclasti che coniugano con umorismo il fuoco dell'anarchia con il sangue freddo dell'autoironia, per un'avventura cinematografica fuori dagli schemi

 

Benoît Delépine e -  Gustave Kervern • Registi

Occhiali neri l'uno, barba incolta l'altro: Benoît Delépine e Gustave Kervern danno del tu e oscillano, durante l'intervista, tra l'ironia caustica e l'analisi incisiva. Un linguaggio doppio che utilizzano tutto l'anno per la trasmissione satirica Groland su Canal + e che nutre le loro opere cinematografiche.

(…)

In che genere di cinema vi riconoscete?

Benoît Delépine: Nei film di Dino Risi, ad esempio, con quell'umorismo nero crudele, ma basato sul sociale. Gli svantaggiati sono così poco rappresentati oggi al cinema. Eppure, uno dei più grandi di sempre, Charlie Chaplin, non ha parlato che di loro ed è proprio questo che lo rendeva più interessante. Oggi, i nostri registi preferiti sono Aki Kaurismaki e i fratelli Coen degli inizi, con i loro venditori di macchine e i loro poveri delinquenti.

(Fonte: www.cineuropa.org)

 

 

Venerdì 20 MARZO 21.30

AVIDA

un film di Benoît Delépine e Gustave Kervern, con  Benoît Delépine, Gustave Kervern, Velvet, Kati Outinen, Fernando Arrabal, Albert Dupontel, Jean-Claude Carrière, Claude Chabrol, Bouli Lanners, Farid Chopel, Rockya Traoré, fiction, durata 83 min. – Francia, 2005

Francese sub.Ita

 

E’ un viaggio nel mondo dell’umorismo e dell’assurdo Avida, il secondo film di Benoît Delépine e Gustave Kerven (Aaltra), proiettato fuori concorso nel quadro della selezione ufficiale del Festival di Cannes 2006. Aperto da Fernando Arrabal nel ruolo di un cacciatore di rinoceronti, il film è una concatenazione di gag e di dialoghi assurdi, uno stile comico estremo che non è stato accolto all’unanimità. Girato in bianco e nero, Avida rivendica dichiaratamante il debito con Buster Keaton , con la commedia all’italiana in stile I mostri di Dino Risi e con i Monty Python.

 

Storia delle disavventure di un trio composto da due ketamina-dipendenti e da un sordomuto che ricorda Frankenstein (tutti e tre impiegati in uno zoo), il film racconta il loro vano tentativo di educare un cane di una miliardaria, con conseguenze inattese. Sullo schermo si succedono personaggi come Claude Chabrol, Jean-Claude Carrière, Albert Dupontel, Bouli Lanners, Remo Forlani, Stéphane Sanseverino e Kati Outinen. Un’opera difficilmente collocabile in un unico genere che passa dal

 

 

 

burlesco alla critica sociale sarcastica, senza mai abbandonare la strada dell’assurdo.

 

Coprodotto da MNP (società del regista Mathieu Kassovitz), StudioCanal e No Money Productions, Avida, rivenduto da Films Distribution, è stato realizzato con un budget di 1,1 milioni di euro compreso il preacquisto di Canal +.

(Fonte: www.cineuropa.org)

 

Venerdì 27 MARZO 21.30

TABU

un film di Miguel Gomes, con Teresa Madruga, Laura Soveral, Ana Moreira, Carloto Cotta, Isabel Cardoso, Ivo Müller, Manuel Mesquita, fiction, durata 110 min. – Portogallo, Germania, Francia, Brasile, 2012

 Portoghese sub.Ita

 

 

Il colpo di fulmine della Berlinale 2012. Un film affascinante, avventuroso e uno straordinario esperimento cinematografico. Finalista del premio LUX 2012.

 

Nello stile di un film coloniale degli anni '30 in 16mm, l'introduzione di Tabu del portoghese Miguel Gomes (Ce cher mois d'août) racconta come un coccodrillo divenne inconsolabile per aver morso un esploratore affetto da pene d'amore, e già in questo prologo si ritrovano tutte le qualità di questo film delizioso: la sua grana e la sua scelta del bianco e nero, i suoi temi, la sua intelligenza, il suo amore per il cinema, il suo umorismo leggero infine, che a sorpresa apporta elementi grotteschi a situazioni affrontate inizialmente come tragedie.

 

La prima parte del film, battezzata "Paradiso perduto", si svolge ai giorni nostri e si concentra su tre vicine d'età avanzata dai nomi evocativi: la pia e caritatevole Pilar (Teresa Madruga), sulla quale si può sempre contare e che accorre quando gli altri la chiamano; la devota Santa (Isabel Cardoso), una donna di colore probabilmente originaria di una colonia portoghese che svolge il suo lavoro di domestica senza batter ciglio quando non viene accusata di stregoneria e di tirannia; la vedova e madre abbandonata Aurora (Laura Soveral), al crepuscolo della sua vita. E' soprattutto di quest'ultima che le altre due devono sempre correre in aiuto, assidua frequentatrice di casinò dove la trascinano strani sogni popolati da scimmie pelose – un richiamo irresistibile, pur essendo la donna consapevole che sogni e realtà sono due cose separate. Quando quest'ultima viene portata d'urgenza in ospedale, incaricando Santa di occuparsi del coccodrillo (e quando questa le chiede quale, lei trova la domanda assurda poiché non ne ha mica quindici!), esprime in punto di morte il desiderio di rivedere un certo Gianluca.

 

Nella seconda metà del film, è con il Signor Ventura (anche per lui, un nome che è tutto un programma) che si parte all'avventura cinquant'anni prima nella fattoria che la defunta aveva in Africa, ai piedi di un certo Monte Tabu. Allora, in questo paradiso, la realtà di Aurora (che da giovane ha gli incantevoli tratti di Ana Moreira) era quasi un sogno, come dimostrano le immagini totalmente mute - eccetto gli allegri passaggi musicali che scandiscono la sua incredibile biografia - accompagnate dalla voce del nostro narratore (impersonato, da giovane, da un Carloto Cotta bello come il sole, col suo baffo sottile alla Gérard Philippe). Tuttavia, sul filo di questo racconto pieno di colori, nonostante le immagini ne siano prive, si scopre anche perché questa figlia di un esportatore di piume di struzzo, per un breve periodo attrice e assidua cacciatrice di selvaggina, dovette rinunciare a una vita idilliaca e mantenere per sempre il segreto di una grande pena d'amore, come un grosso coccodrillo in fondo al cuore.

 

Mentre il simpatico The Artist continua la sua conquista di Hollywood, Tabu affonda le sue radici in tutt'altro terreno per rendere ancora una volta al cinema muto l'omaggio più autentico che ci sia (perché non ne fa la parodia, ma ne cattura lo spirito). Ciò che salta all'occhio fin dal prologo è l'originalità infinita del film. Nessuna opera recente assomiglia al film di Gomes e questo non assomiglia a nient'altro.

 

 

Venerdì 3 APRILE 21.30

FILME DO DESASSOSSEGO

un film di João Botelho, con Cláudio da Silva, Pedro Lamares, Ricardo Aibéo, Alexandra Lencastre, Ana Moreira, drammatico, durata 90 min. – Portogallo, 2010

Portoghese sub.Ita

 

 

“Il Libro dell’Inquietudine non ha un principio, né una fine… è un viaggio nel sogno, nell’immaginazione.

Io ho voluto mantenere tale stato di sospensione, di ‘irrealtà’ del libro…

Non ho voluto essere illustrativo, fare di ogni frammento scritto, un quadro.

Ciò che mi premeva soprattutto, era trasformare il testo in materia visiva senza renderlo visivo!

Filme do Desassossego è un film sul tempo e sulla sua distorsione, su un tempo non lineare… Pessoa ha voluto rendere il tempo una sensazione interiore.

Questa concezione del tempo mi ha aiutato a strutturare l’intero film: il tempo del sogno non è mai tempo di vita, e questo accade anche nel film…

Dal punto di vista emotivo, quando ho letto il Libro dell’Inquietudine, mi trovavo in un momento particolare della mia vita, molto delicato.

Confrontandomi con il ‘male’ di Pessoa, mi sono reso conto che il mio dolore era, al suo confronto, insignificante!

L’individualismo estremo e ‘disumano’ di Pessoa, annullava-ridimensionava il mio ‘infantile’ male di vivere.

E con il Libro dell’Inquietudine ho scoperto, forse per la prima volta, il significato di pensiero libero, non controllabile.

Ho cercato di rendere la frammentazione, il vagare del pensiero… la frammentazione del pensiero poteva produrre un testo non coerente.

Ma Pessoa è riuscito dare consistenza, coerenza assoluta ai suoi ‘appunti’.

Aveva cominciato 15 anni prima della sua morte questa specie di diario, e vi è ritornato alla fine della sua esistenza.

La lingua e il pensiero sono diventati materia.

Il libro è un’affermazione della scrittura come materia, corpo.

Questo è ciò che mi ha attratto-ossessionato nel Libro dell’inquietudine.

La dimensione originaria-materiale delle cose può essere l’aspetto più interessante per il cinema.

Amo un cinema del ‘disordine’.

Amo destrutturare.

Il cinema dominante è un cinema lineare, che ‘prende ordini’.

Io porto avanti un’idea di cinema non determinista.

Nonostante la mia tensione verso un’astrazione assoluta, so bene in partenza che il cinema non riuscirà mai ad essere astratto come l’arte contemporanea…”

 

Su la musica in Filme Do Desassossego…   

“Filme Do Desassossego è anche un film musicale, la dimensione musicale è già nel testo di Pessoa. Lui ha il merito e l’eccellenza di renderla ‘visibile’.

Pessoa, nonostante sia uno scrittore intimista, ha dato una densità straordinaria alla musicalità della lingua portoghese - apparentemente aspra, dotata di poche vocali - già nel passato esaltata da altri uomini di cultura portoghesi nella grande profondità concettuale e nell’estrema musicalità che contiene.

Il testo de Il libro dell’inquietudine è come un libretto d’opera…

Ciò che è scritto ha un significato, ma ne guadagna un altro quando si comincia a leggerlo ad alta voce.

Mescolo il fado moderno di Lula Pena, Caetano Veloso, 12 minuti di lirica…”

 

Su Lisbona…

“è una Lisbona astratta, atemporale, quella che rappresento. Piani obliqui, dilatati, ombre… rendono il vagare del pensiero e l’alienazione.

Fernando Pessoa ha viaggiato di più di tutti noi, nonostante non si sia mai mosso da Lisbona…il suo viaggio è certamente ‘sovraumano’ per portata e varchi aperti nella percezione e nella presa di coscienza della nostra condizione…

Ho cercato di dare forma al pensiero, filmare il pensiero, cosa difficilissima…”

 

Sulla distribuzione del Filme Do Desassossego…

“Ho deciso, questa volta, di evitare la ‘normale’ distribuzione nelle sale.

Anche in Portogallo il cinema è prevalentemente intrattenimento, e la cinematografia d’autore, nei circuiti ufficiali, è destinata inevitabilmente ad essere svilita nella sua sostanza.

Perciò Filme do Desassossego girerà soltanto in Festival e in contesti visivi specifici, nei quali verrà salvaguardato il suo valore.”

Frammenti tratti da un’intervista di Maria Cera al regista.

(Fonte: www.asianworld.it)