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MARZO

MARZO - cinemAnemico

IMMAGINARIO 


IMMAGINATO


RASSEGNA DI CINEMA EST EUROPEO

Venerdì 1 marzo

Szklane usta

(Blood of a Poet)

(Polacco, subtitle italiano)

Un film di Lech Majewski. Con Joanna Litwin, Patryk Czajka, Dorota Lis, Grzegorz Przybył, Anna Wesołowska.

Drammatico,  durata 97 min. – Polonia, 2007.

Il film è nato come una installazione di video arte dal titolo 'Il sangue di un poeta'. Questa ha aperto la retropsettiva di Lech Majewski  al MOMA (Museum of Modern Art) di New York il 3 maggio 2006. Rifiutare il dialogo e la cronologia ha segnato un approccio innovativo alla narrazione tradizionale: il flusso simultaneo di immagini, gli eventi, e le associazioni visive creano una intersezione forte con la coscienza umana.

Sulla base di questo ciclo, Lech Majewski ha assemblato un lavoro più lungo, Glass lips, che racconta la storia di un giovane poeta in contrasto con se stesso e con il mondo. Dopo la morte di sua madre - anche se la possibilità del "dopo" è sempre relativa, in Glass Lips - il giovane poeta si ritrova rinchiuso in una clinica psichiatrica. Dal suo isolamento vede sua madre, il suo padre violento e le amanti di suo padre. Attraverso questo processo di ricordare, le visioni si sovrappongono e comunicano tra di loro, richiedendo continuamente  allo spettatore di sviluppare un nuovo metodo di interpretazione.

 

Venerdì 8 marzo

Cztery noce z Anna

(Four Nights with Anna)

(Polacco, subtitle italiano)

Un film di  Jerzy Skolimowski.

Con Artur Steranko, Kinga Preis, Jerzy Fedorowicz

Drammatico, durata 87 min. – Polonia, Francia, 2008

Quattro notti con Anna si muove, con modestia lungo i binari di quel cinema di paese (di villaggio, di borgata: chiamatelo come volete) che sembra appartenere alla tradizione della sua Polonia […] La modestia cui si accennava in precedenza è solo apparente, perché sin dalle prime immagini del film ci si rende conto di trovarsi di fronte a un'opera maggiore, se non altro per la stupefacente bellezza plastica delle immagini. Usando il digitale come una tavolozza da pittore, Skolimowski reinventa la materia di cui è fatto il film, immerge i paesaggi e gli interni in un'atmosfera irreale, filtra la luce sino a far apparire lo schermo come la parete di un acquario. I personaggi sembrano muoversi rallentati da un liquido invisibile ma denso, i dialoghi sono quasi assenti, le emozioni si riflettono nelle inquadrature sonnambuliche che mimano l'atteggiamento del protagonista, l'ironia tragicomica della situazione va a braccetto con la suspence. Le quattro notti da sognatore cui allude il titolo sono quelle che Leon, l'addetto all'inceneritore nell'ospedale del villaggio, decide di trascorrere nella camera da letto di una non più giovane infermiera. Qualche anno prima, aveva involontariamente assistito alla scena brutale del suo stupro, senza osare o volere intervenire. Ossessionato da quella visione, dopo aver trascorso innumerevoli serate a spiarla dalla propria abitazione, decide di passare all'azione. Con metodo e scrupolo insospettabili in un mezzo idiota, riesce a introdursi nottetempo attraverso la sua finestra, limitandosi a contemplare, senza neppure sfiorarlo, l'oggetto del suo desiderio. Colto in flagrante, sarà processato per il delitto non commesso, ma chi può dire con precisione dove s'interrompe la linea del desiderio per confondersi quella della colpa?

(http://www.asianworld.it) 

 

Sabato 15 marzo

The Mill and the Cross

(Inglese, spagnolo, subtitle italiano)

Un film di  Lech Majewski.  Con  Rutger Hauer, Michael York, Charlotte Rampling

Drammatico, durata 92 min. - Polonia, Svezia 2011.

«I colori della passione», è un progetto curioso e altrettanto coraggioso diretto dal polacco Lech Majewski.

Artista a tutto tondo, Majewski ci propone in questo caso un viaggio all'interno de «La salita al calvario», quadro dipinto da Peter Bruegel il vecchio nel 1564, in cui la Passione di Cristo è ambientata nelle fiandre del XVI secolo, oppresse dall'occupazione spagnola.

Pellicola più contemplativa che narrativa, «I colori della passione» è un'operazione affascinante e meticolosa, in cui ogni singolo fotogramma ricorda, per posizione dei personaggi e scelte di luce, le tele dei maestri fiamminghi.

(http://www.ilsole24ore.com)

 

Venerdì 22 marzo

Fövenyóra

 (Serbo- subtitle italiano)

 Un film di  Szabolcs Tolnai. Con  Nebojsa Dugalic, Slobodan Custic, Jasna Zalica

Drammatico durata 110 min. - Serbia, Ungheria, 2007

 Andreas, scrittore, ritorna in Serbia dove ha passato l’infanzia. Qui vive in uno stato di ricordo perpetuo dove la figura del padre, ucciso in un campo di concentramento, diviene il protagonista delle sue memorie.

Produzione serbo-ungherese girata nel 2007 per mano del magiaro Szabolcs Tolnai ispiratagli dal romanzo La clessidra (1971) edito in Italia da Adelphi e scritto dall’autore slavo Danilo Kiš. Infatti la traduzione italiana della parola ungherese “fövenyóra” è proprio “clessidra”, un oggetto che per antonomasia si collega allo scorrere del tempo, un fluire che nel film di Tolnai non è regolare ma si istituisce in una continua alternanza tra passato e presente. Ne consegue che lo scivolare della sabbia da un bulbo di vetro all’altro diviene innaturale, come se una mano invisibile scuotesse il dispositivo mescolando il getto degli accadimenti. Si profila perciò un cinema cifrato a cui non preme la linearità del racconto per, all’opposto, incunearsi nei flash(back) e presentare situazioni a se stanti o sottilmente dipendenti alle vicissitudini paterne in un metodo che ricalca bene l’affrancamento dei Ricordi. Qualche veduta interessante Tolnai riesce a proporla (la seduta spiritica!), ma la ferita difficilmente medicabile causata da una sgangheratezza complessiva fa male al consumo della storia in cui capita sovente di rimanere perplessi dinanzi ad un andamento così sbilenco.

Una piccola boa di salvataggio ci viene fornita dalla regia che non tradisce la propria bandiera.

Aldilà del bianco e nero capace di fornire sempre quel quid pluris ad una pellicola contemporanea, il garbo delle riprese è notevole e incontra i gusti di chi ama quel cinema capace di esaltare gli spazi interni ed esterni (molto bello l’incipit dove la mdp ha come traccia il tronco di un albero), e che con la stessa finezza coglie la faccia(ta) dell’uomo e subito dopo quello che hanno dentro. Anche se in realtà questo discorso non è granché assegnabile a Fövenyóra perché l’introspezione legata alla memoria personale resta intrappolata nella ragnatela riecheggiante, pertanto lo smarrimento di Andreas assume contorni sfocati al pari della sua nostalgia.

(http://pensieriframmentati.blogspot.it)

 

Venerdi 29 marzo

Stalker

(Russo - subtitle italiano) 

Un film di  Andrey Tarkovskiy,  con  Alisa Freyndlikh, Aleksandr Kaydanovskiy, Anatoliy Solonitsyn

Fantascienza, durata 163 min. – Unione Sovietica, 1979

Tratto liberamente dal libro 'Picnic sul ciglio della strada' dei fratelli Strugackij:  Un meteorite caduto sulla terra ha prodotto strani fenomeni in una zona, la 'zona', prontamente protetta e recintata dall'esercito. Per entrarci esistono però delle guide clandestine, chiamate "Stalker", capaci di condurre chiunque lo richieda fino alla "stanza dei desideri". Uno scrittore, uno scienziato e uno stalker partono verso la misteriosa zona. Ne torneranno profondamente cambiati.

Stalker è forse uno dei film che possono anche cambiare la vita, Andrej Tarkovskij stesso ha dichiarato che tra i suoi  film è  quello preferito, perlomeno

ai tempi del viaggio in Italia con Tonino Guerra ed in effetti si può sperimentare la sensazione di trovarsi davanti ad un bellissimo Film. Andrej approfitta del film, dello Stalker e dei due personaggi che non a caso sono uno scrittore ed uno scienziato per parlare di molti argomenti tipicamente umani che ci toccano profondamente.

La storia è quella di una specie di iniziazione, il viaggio come esperienza iniziatica, esiste una meta (la stanza) ma è ovviamente fittizia, illusoria, allo spettatore questo non è subito chiaro ma via via che le immagini scorrono si comincia a capire. Tutto questo si evince dal fatto che per andarci non seguono la via diretta, la più facile ma quella più intricata e pericolosa, quella più buia e misteriosa. Per non parlare dei 'dadi' che vengono lanciati per capire se

un percorso è sicuro o meno. Insomma ci sono forti legami con la spiritualità e con i misticismo ma non strettamente cristiani, si possono ritrovare riferimenti con il taoismo e la spiritualità zen che Andrej apprezzava molto. Anche la musica dell'ottimo E. Artemiev ed i suoni sono estremamente curati ed affascinanti come in quasi tutti i film di Tarkovskij.  Un grande capolavoro.

(M. Liverani))