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NOVEMBRE

NOVEMBRE - cinemAnemico

DISPERSI A CASO
Rassegna di film che non ci hanno fatto vedere

Prozac Nation

(inglese- subtitle italiano)

diretto da Erik Skjoldbjærg e interpretato da Christina Ricci, Anne Heche, Michelle Williams, Jason Biggs, Jonathan Rhys Meyers, Jessica Lange.

Prodotto nel 2001 in Germania, USA.

 

Elizabeth è una giovane studentessa di Harvard. Arrivata nell'ambiente universitario, diventa ossessionata per la scrittura, iniziando così a far uso di droghe, il che la porterà a un grosso periodo di depressione.

Prozac Nation è uno degli esempi più clamorosi di film disperso. Girato nella primavera del 2000, presentato nei festival tra il 2001 e il 2002, è stato acquistato dalla Miramax, pronta a farne un film di grande successo. Risultato? Negli anni successivi è uscito solo in Scandinavia e Israele ed è divenuto famoso sul web solo per la prima scena di nudo di Christina Ricci. La distribuzione in America è arrivata, in dvd, nel 2005, mentre quasi ovunque ha continuato a essere inedito. Pare che la Miramax abbia trovato troppo sconvenienti tematiche come la depressione legata alla società americana.

   

   In ogni caso, premesso che chi è interessato unicamente al topless della Ricci suggeriamo di guardare i primi due minuti e risparmiarsi il resto della pellicola, cerchiamo di capire perché Prozac Nation sia diventato per molti un piccolo cult. Il film è tratto dall’autobiografia bestseller di Elizabeth Wurtzel, 

che negli anni Ottanta era una talentuosa giornalista preda della depressione, mentre oggi è una celebre e polemica opinionista newyorkese. Regista è Erik Skjoldbjærg, norvegese conosciuto soprattutto per l’Insomnia (1997) originale e poi autore di film per lo più destinati al mercato nazionale. Skjoldbjærg si è evidentemente riferito a due film della fine dello scorso decennio come Ragazze interrotte (1999) e Requiem for a Dream (2000). Ma del primo è mancato il rigore e la solidità della sceneggiatura, del secondo la capacità di sperimentare dal punto di vista formale. L’inizio di Prozac Nation sembra infatti quello stereotipato di una fiction tv: la ragazza ribelle esce dall’uovo familiare e inizia una vita di sesso, droga e rock’n roll. Poi, quasi a sorpresa, il film si fa più interessante. Merito soprattutto delle interpretazioni di Christina Ricci e Jessica Lange (all’interno di un cast davvero ricco che conta anche su Jason Biggs, 

Michelle Williams e un gustoso cammeo di Lou Reed), che riescono a dare intensità a una trama altrimenti troppo piatta. Anche la regia di Skjoldbjærg migliora col passare dei minuti, osando qualcosa in alcuni momenti di psichedelia durante le crisi della protagonista.

venerdì 11 novembre 21.30

Tôkyô!

( subtitle italiano)

 

Un film di Joon-ho Bong, Leos Carax, Michel Gondry. Con Yû Aoi, YosiYosi Arakawa, Julie Dreyfus, Ayako Fujitani, Denis Lavant.

Drammatico, - Francia, Giappone, Germania, Corea del sud 2008

“Il trittico in cui Bong Joon-ho, Michel Gondry e Leos Carax sono stati invitati a dirigere un mediometraggio ambientato nella capitale nipponica è stato uno degli eventi di Cannes 2008, più di un anno fa - e poi è finito un po' nel dimenticatoio, nell'attesa (vana!) che uscisse nelle sale anche da noi

Interior Design di Michel Gondry

 Una squattrinata giovane coppia arriva nella capitale: lui gira film sperimentali, lei nel frattempo va alla frustrante ricerca di un appartamento. Strano e imprevedibile come è sempre Gondry, questo tenero, malinconico e spassoso piccolo film parte da un'osservazione meticolosa e ravvicinata dei disequilibri di una coppia, in cui il fulcro è un lento e lunghissimo carrello all'indietro in cui i due litigano e si riappacificano, e arriva a una bizzarria mutante, quasi kafkiana ma profondamente gondryana - in ogni caso, sempre con il sorriso sulle labbra, con la sua inimitabile leggerezza, e un amore per il cinema che non ha quasi eguali. Stupefacente la fotografia di Masami Inomoto.

 

 Merde di Leos Carax

 Le fogne di Tokyo nascondono un "uomo" misterioso e mostruoso: quando viene arrestato per un inspiegato e anarchico massacro a colpi di bombe a mano, verrà difeso da un avvocato francese che gli somiglia e che parla la sua lingua. Forse il meno convincente, punta direttamente alla pancia ed è caratterizzato da una ricerca insistita e insidiosa del fastidio perturbante: ma solo perché siamo in un campionato di soli fuoriclasse. In realtà la metafora misantropa, terrificante e perforante di Carax coglie nel segno. Forse un po' tirato per le lunghe, ma coerente fino all'assurdo.

 

Shaking Tokyo di Bong Joon-ho

 Come previsto, il gioiello più prezioso del trittico. Uno dei migliori registi sudcoreani parte in modo quasi cronachistico dallo spunto attualissimo degli hikikomori (i giapponesi che si chiudono in casa per mesi perdendo ogni contatto con la realtà) e dall'ossessione nipponica per le scosse telluriche per costruirci poi sopra una specie di favola romantica post-apocalittica ricca di rimandi fantascientifici e persino accenni horror (come l'immagine inquietante e terribile del volto dietro il vetro opaco) in cui l'amore improvviso è la spinta definitiva e unica verso la libertà - un film sull'indeterminato coraggio della libertà da sé stessi, curatissimo in ogni dettaglio, visivamente sconvolgente. Un piccolo capolavoro. venerdì 18 novembre 21.30

shrink

 (inglese- subtitle italiano)

diretto da Jonas Pate e interpretato da Kevin Spacey, Mark Webber, Jack Huston, Laura Ramsey, Pell James, Keke Palmer, Dallas Roberts, Saffron Burrows, Robert Loggia, Robin Williams.

Prodotto nel 2009 in USA.

 

  Henry Carter è lo strizzacervelli delle star di Hollywood. Da lui passano attori, agenti e personaggi del mondo dello spettacolo per risolvere i loro problemi. Ma la vita di Henry non è così rosea come si possa pensare.

Shrink, in inglese, significa strizzacervelli. Ma il verbo da cui deriva questo vocabolo, to shrink, vuol anche dire sfuggire, evitare qualcosa. Il personaggio di Kevin Spacey in questo film fa entrambe le cose: è uno psichiatra, e si rinchiude nei problemi degli altri per evitare di concentrarsi sui propri. È lo strizzacervelli delle star di Hollywood, è uno scrittore di successo, ha una villa con piscina sulle colline di Los Angeles. Ma in realtà la persona che più ha bisogno di aiuto è proprio lui, e confidarsi con uno spacciatore che pare la brutta copia di Matt Damon servirà a ben poco. Trovare la felicità è infatti semplicemente una possibilità concessa dal destino che, si sa, è imprevedibile. Questa, in sintesi, la tematica trattata dal terzo film di Jonas Pate, che torna al cinema dopo più di dieci anni di regie televisive. Il quarantenne regista americano passa così da La donna bionica e Battlestar Galattica 

a un film intimista sui problemi delle star di Hollywood. Proprio strano il destino.

       Shrink infatti non è solo incentrato sullo psichiatra interpretato da Spacey, ma vive soprattutto di tutta una serie di personaggi minori: si va dal vecchio attore alcolista che si crede drogato di sesso, alla giovane star che medita il suicidio, al geniale agente che ha paura di tutto, alla ragazzina con problemi sociali. In questo il film finisce alcune volte per scivolare negli stereotipi che vorrebbe criticare, ma si salva grazie alla bravura degli attori. In primis Kevin Spacey e Robin Williams, ma non dimentichiamoci di Keke Palmer, la giovane interprete che avevamo conosciuto appena adolescente in Una parola per un sogno.

   

 

   La pecca più grande del film sta proprio nella superficialità di certe parti di sceneggiatura, che d’altra parte in alcuni dialoghi è davvero brillante. Però se poi si cerca di capire come sia possibile che in una città di quattro milioni di abitanti tutta una serie di avvenimenti siano accaduti sempre e solo tra gli stessi sei personaggi, non basta nemmeno sospendere la propria incredulità per accettare la tesi dell’imprevedibilità del destino: semplicemente la storia non regge. Ma lasciamo il beneficio del dubbio al lavoro del giovane sceneggiatore, perché appunto, malgrado questi difetti, Shrink è un buon film di attori che sicuramente piacerà a chi è affezionato ai tipici film da festival del Sundance.

venerdì 25 novembre 21.30

disgrace

(inglese- subtitle italiano)

Un film di Steve Jacobs. Con Scott Cooper, Eriq Ebouaney, Jessica Haines, John Malkovich, Fiona Press.

Drammatico, durata 120 min. - Australia, Sudafrica 2008.

Il cinema proveniente dall’Australia troppo spesso faticano ad arrivare nel nostro continente, e in Italia in particolare. Disgrace è un esempio tra i più clamorosi di disperso australiano: tratto da un romanzo del premio Nobel J. M. Coetzee (uscito da noi con il titolo Violenza), è diretto da Steve Jacobs, già autore di La spagnola (2001) e interpretato da John Malkovich.

Il cinquantasettenne attore americano interpreta il ruolo di un professore universitario che trascorre una vita nel Sud Africa post apartheid in modo irresponsabile e gaudente, fino al momento della prima disgrace del titolo: viene infatti accusato di molestie da una sua studentessa e, senza cercare di discolparsi, decide di andarsene, abbandonare la città e rimanere dalla figlia in campagna. Ma una nuova disgrace è in agguato, questa volta a subirla è la figlia, e cambierà nuovamente la vita di entrambi.